google4dc1672da2f6b656.html google4dc1672da2f6b656.html
top of page

INPS invia questionari via email a 1,6 milioni di utenti non è una truffa

8 minuti fa
Tempo di lettura: 5 min

Dal fine settimana del 25 ottobre 2026 molti cittadini stanno ricevendo una comunicazione INPS via email. Il messaggio riguarda un questionario di “customer experience” e può creare qualche dubbio, soprattutto perché arriva a persone che nel corso dell’anno hanno percepito prestazioni importanti.


Il punto da chiarire subito è semplice: non si tratta di un blocco dei pagamenti, né di una richiesta legata a problemi sulla pratica. L’INPS sta inviando questionari a oltre 1,6 milioni di utenti per raccogliere valutazioni sui servizi erogati.


L’iniziativa riguarda cittadini che hanno ricevuto prestazioni come NASpI, DIS-COLL, Assegno Unico, bonus asilo nido, maternità o prestiti ex INPDAP. Restano invece fuori da questa indagine i percettori di Assegno di Inclusione, ADI, che vengono gestiti con modalità separate.


Perché l’INPS sta inviando queste email


L’obiettivo dell’invio è raccogliere il giudizio degli utenti sui servizi ricevuti. In pratica, l’Istituto chiede a chi ha avuto un rapporto recente con una prestazione di indicare com’è stata l’esperienza.


Il questionario può riguardare aspetti come:


  • la chiarezza delle informazioni ricevute;

  • la facilità di utilizzo dei servizi online;

  • i tempi percepiti nella gestione della domanda;

  • l’assistenza ottenuta tramite canali INPS;

  • il livello generale di soddisfazione.


Si tratta quindi di una rilevazione di qualità, non di un controllo individuale sulla singola posizione.


Questa distinzione è importante. Chi riceve l’email potrebbe pensare a una verifica sulla propria domanda, a una richiesta di documenti o a un problema con il pagamento. In base alle informazioni disponibili, il messaggio ha invece una finalità diversa: valutare il funzionamento dei servizi e raccogliere feedback dagli utenti.


Chi può ricevere il questionario


La platea indicata è ampia: più di un milione e mezzo di cittadini. L’invio riguarda persone che, nel corso del 2026, hanno percepito o utilizzato alcune prestazioni INPS.


Tra queste rientrano:


  • NASpI, l’indennità di disoccupazione per lavoratori dipendenti;

  • DIS-COLL, destinata ad alcune categorie di collaboratori;

  • Assegno Unico per i figli a carico;

  • bonus asilo nido;

  • prestazioni legate alla maternità;

  • prestiti ex INPDAP.


La ricezione dell’email, quindi, può essere collegata a una prestazione già richiesta o percepita durante l’anno. Non significa che l’INPS stia aprendo una nuova istruttoria, né che serva inviare altra documentazione per mantenere il beneficio.


Un caso a parte riguarda l’ADI. I percettori di Assegno di Inclusione sono esclusi da questa indagine, perché seguono una gestione separata. Questo non vuol dire che chi percepisce ADI non possa ricevere altre comunicazioni INPS, ma non rientra in questa specifica campagna di questionari.


L’email non segnala un blocco dei pagamenti


Uno dei timori più frequenti riguarda il pagamento della prestazione. È bene dirlo con chiarezza: il questionario non comunica una sospensione, una revoca o un ritardo nei pagamenti.


Chi riceve il messaggio non deve interpretarlo come un avviso di problema sulla pratica. Non è una contestazione, non è una richiesta di restituzione somme e non è una comunicazione di decadenza.


La compilazione serve solo a raccogliere un’opinione. In genere, le indagini di customer experience servono agli enti pubblici per capire quali servizi funzionano, quali passaggi risultano poco chiari e dove migliorare il rapporto con i cittadini.


Questo non toglie che sia sempre utile leggere con attenzione ogni comunicazione ricevuta. Ma in questo caso il contenuto va inquadrato correttamente: non è una pratica da sanare, è un sondaggio.


Come distinguere il questionario da una possibile truffa


Il fatto che questa campagna sia reale non significa che si debba abbassare la guardia. Le comunicazioni che imitano enti pubblici sono frequenti, e i truffatori sfruttano spesso nomi noti come INPS, Agenzia delle Entrate o banche.


Per questo, anche davanti a un messaggio apparentemente legittimo, conviene fare alcune verifiche di base.


Prima di cliccare su link o aprire allegati, controllare:


  • il mittente e il dominio dell’indirizzo email;

  • la presenza di errori grammaticali evidenti o frasi insolite;

  • il tono del messaggio, soprattutto se crea urgenza o paura;

  • eventuali richieste di dati sensibili;

  • la coerenza con prestazioni effettivamente richieste o percepite.


Un questionario di gradimento non dovrebbe chiedere credenziali SPID, CIE o CNS direttamente dentro l’email. Non dovrebbe chiedere codici bancari, password, PIN completi, numeri di carta o documenti da caricare tramite link sospetti.


La regola più prudente resta questa: se l’email invita ad accedere a un servizio, meglio non partire dal link ricevuto quando si hanno dubbi. Si può aprire il sito ufficiale dell’INPS digitando l’indirizzo nel browser, oppure accedere dall’app o dai canali ufficiali già utilizzati.


Cosa fare se si riceve il questionario


Chi riceve l’email può scegliere se partecipare alla rilevazione. La compilazione del questionario serve a esprimere un giudizio sul servizio ricevuto e può aiutare l’Istituto a migliorare alcuni passaggi.


Prima di procedere, conviene chiedersi tre cose:


  1. Ho ricevuto nel corso dell’anno una delle prestazioni indicate?

  2. Il messaggio parla di valutazione del servizio e non di problemi sulla pratica?

  3. La comunicazione non chiede dati riservati o credenziali di accesso fuori dai canali ufficiali?


Se le risposte sono coerenti, è probabile che si tratti dell’indagine annunciata. Se qualcosa non torna, meglio fermarsi e verificare.


In caso di dubbio si può:


  • accedere all’area personale INPS tramite il sito ufficiale;

  • controllare eventuali messaggi nella propria area riservata;

  • usare i contatti ufficiali dell’Istituto;

  • rivolgersi a un patronato o a un intermediario di fiducia.


Questa prudenza è utile soprattutto per persone anziane, cittadini poco abituati ai servizi digitali o famiglie che gestiscono più prestazioni. Un messaggio INPS può sembrare urgente anche quando non lo è, e una verifica in più evita errori.


Perché è utile avvisare clienti e assistiti


Per consulenti, patronati, CAF e professionisti che seguono pratiche previdenziali o assistenziali, questa comunicazione merita un avviso preventivo ai propri assistiti.


Molte persone, ricevendo un’email dall’INPS, possono chiamare preoccupate pensando a un problema con la NASpI, l’Assegno Unico o il bonus asilo nido. Spiegare in anticipo cosa sta accadendo riduce confusione e richieste inutili.


Il messaggio da trasmettere è diretto:


Se ricevi un questionario INPS sulla qualità del servizio, non significa che il pagamento sia bloccato. È una rilevazione di gradimento rivolta a una platea ampia di utenti.

Allo stesso tempo, è corretto ricordare che non tutte le email con il nome INPS sono automaticamente sicure. La comunicazione si può considerare attesa, ma va sempre controllata con buon senso.


Un avviso breve può bastare. Per esempio, si può spiegare che l’INPS sta inviando questionari INPS via email a circa 1,6 milioni di utenti, che l’indagine non riguarda l’ADI e che non bisogna mai comunicare password o dati bancari tramite link sospetti.


Cosa non fare dopo aver ricevuto l’email


Ci sono alcuni comportamenti da evitare, anche quando il messaggio sembra autentico.


Non bisogna farsi prendere dall’urgenza. Un questionario sulla qualità del servizio non richiede azioni immediate per salvare una prestazione.


Non bisogna inviare documenti personali in risposta all’email, salvo che la richiesta sia verificata su canali ufficiali e riguardi una procedura reale.


Non bisogna comunicare credenziali personali. SPID, CIE, CNS, password e codici temporanei vanno usati solo nei canali di accesso sicuri e ufficiali.


Non bisogna inoltrare l’email a catena senza spiegazioni. Meglio accompagnarla con un messaggio chiaro, così chi la riceve capisce che non si tratta di un allarme.


Infine, non bisogna ignorare i dubbi. Se il contenuto sembra diverso da un semplice questionario, se parla di rimborsi inattesi, pagamenti da sbloccare o dati bancari da confermare, è meglio trattarlo come sospetto fino a verifica.


Il messaggio da ricordare


L’invio dei questionari INPS partito dal fine settimana del 25 ottobre 2026 riguarda oltre 1,6 milioni di cittadini che hanno percepito specifiche prestazioni durante l’anno. La comunicazione serve a raccogliere valutazioni sull’esperienza con i servizi dell’Istituto.


Non è un avviso di blocco dei pagamenti. Non è una contestazione sulla pratica. Non riguarda i percettori di ADI, esclusi da questa indagine e gestiti separatamente.


La scelta più sicura è mantenere due attenzioni insieme: riconoscere che la campagna è reale, ma continuare a verificare ogni email prima di cliccare, inserire dati o rispondere. Chi riceve il questionario può compilarlo se lo ritiene, sapendo che si tratta di una rilevazione di qualità e non di una minaccia alla propria prestazione.


 
 
bottom of page
google4dc1672da2f6b656.html