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Modelli F24 e F23 quando si usano e quali sono le differenze

2 ore fa
Tempo di lettura: 6 min

Pagare un’imposta con il modello sbagliato può creare ritardi, scarti o versamenti difficili da ricondurre alla pratica corretta. F24 e F23 sembrano simili perché servono entrambi a pagare somme dovute alla pubblica amministrazione, ma hanno funzioni diverse e oggi non hanno lo stesso peso.


Il modello F24 è quello più usato. Serve per molte imposte, contributi e tributi locali, e permette anche la compensazione tra debiti e crediti fiscali. Il modello F23, invece, ha un uso più limitato e residuale. Si incontra soprattutto in alcuni pagamenti legati ad atti, sanzioni, imposte indirette o richieste specifiche di uffici pubblici.


Questa guida ha finalità informative e non sostituisce le istruzioni dell’Agenzia delle Entrate, del Comune o dell’ente che richiede il pagamento.


Che cos’è il modello F24


Il modello F24 è il modulo standard per versare molte somme dovute allo Stato, agli enti previdenziali, alle Regioni e agli enti locali. È il modello più comune perché raccoglie in un unico documento pagamenti di natura diversa.


Si usa, per esempio, per:


  • imposte sui redditi, come IRPEF, IRES e relative addizionali;

  • IVA;

  • ritenute operate dai sostituti d’imposta;

  • contributi INPS;

  • premi INAIL;

  • IMU e altri tributi locali, quando previsti;

  • imposte sostitutive;

  • interessi e sanzioni collegati a molti tributi;

  • somme dovute in caso di ravvedimento operoso.


La caratteristica più importante dell’F24 è la compensazione. Se un contribuente ha un credito fiscale utilizzabile, può impiegarlo per ridurre o azzerare un debito indicato nello stesso modello, nel rispetto delle regole previste.


Per esempio, una persona con un credito IRPEF può usarlo per pagare un debito IMU, se la compensazione è ammessa e il credito è disponibile. In quel caso il pagamento non è solo un versamento, ma anche un modo per “incrociare” crediti e debiti verso il sistema fiscale.


Le principali versioni del modello F24


Non esiste un solo tipo di F24. Le varianti servono a gestire pagamenti diversi o a rendere più semplice la compilazione.


F24 ordinario


È la versione più completa. Contiene più sezioni, tra cui:


  • Erario;

  • INPS;

  • Regioni;

  • IMU e altri tributi locali;

  • altri enti previdenziali e assicurativi.


Si usa quando il pagamento riguarda più tributi o quando servono sezioni specifiche. È frequente per imprese, professionisti, sostituti d’imposta e contribuenti che devono gestire più versamenti nello stesso periodo.


F24 semplificato


È una versione più breve e facile da leggere. Si usa soprattutto per alcuni tributi erariali, regionali e locali. È molto comune nei pagamenti IMU effettuati da persone fisiche.


Ha meno campi rispetto all’ordinario, ma richiede comunque attenzione su codice tributo, anno di riferimento, codice catastale del Comune e importi.


F24 con elementi identificativi


Il modello F24 con elementi identificativi, spesso chiamato F24 ELIDE, serve quando il pagamento deve essere collegato a dati specifici che identificano un atto, un contratto o un bene.


Un caso tipico è il pagamento di imposte collegate ai contratti di locazione, come imposta di registro, imposta di bollo, sanzioni e interessi, quando si usa questa modalità. Può essere richiesto anche in altre situazioni dove serve indicare elementi identificativi precisi.


La differenza pratica è che non basta inserire codice tributo e importo. Bisogna riportare anche i dati che permettono all’amministrazione di collegare il versamento alla pratica corretta.


F24 accise


È usato per pagamenti legati ad accise, monopoli e altre somme di competenza specifica. Riguarda per lo più operatori economici e casi meno frequenti per il contribuente comune.


Che cos’è il modello F23


Il modello F23 è un modulo più vecchio, nato per il pagamento di imposte, tasse, sanzioni e altre entrate non gestite tramite F24. Oggi si usa meno rispetto al passato, perché molti pagamenti sono stati trasferiti al sistema F24, in particolare alla versione con elementi identificativi.


Il modello F23 può ancora essere richiesto in casi specifici, per esempio per:


  • alcune imposte di registro;

  • tributi speciali;

  • sanzioni amministrative;

  • somme collegate ad atti giudiziari o amministrativi;

  • pagamenti richiesti da uffici pubblici tramite apposita indicazione;

  • canoni, diritti o entrate particolari non gestite con F24.


La regola pratica è semplice: si usa l’F23 quando l’atto, l’ufficio o le istruzioni ufficiali indicano espressamente quel modello. Non conviene sceglierlo per analogia, perché molti pagamenti che anni fa passavano dall’F23 oggi richiedono l’F24.


Le differenze principali tra F24 e F23


La differenza non riguarda solo il nome del modulo. Cambiano logica, campi da compilare e possibilità operative.


Aspetto

Modello F24

Modello F23

Uso principale

Imposte, contributi, tributi locali e molte somme fiscali

Pagamenti residuali legati ad atti, sanzioni, tributi speciali o richieste specifiche

Frequenza d’uso

Molto alta

Più limitata

Compensazione

Ammessa quando consentita

Non prevista

Struttura

Divisa in sezioni per ente o tipologia di tributo

Basata su ufficio, causale, codici tributo ed estremi dell’atto

Modalità

Spesso telematica, soprattutto per titolari di partita IVA e compensazioni

Di norma secondo le modalità indicate dall’ente o dall’ufficio

Rischio più comune

Codice tributo, anno o sezione errati

Ufficio, causale o estremi dell’atto non corretti


La distinzione più utile è questa: l’F24 serve per il sistema ordinario dei versamenti fiscali e contributivi, mentre l’F23 resta collegato a pagamenti particolari, spesso guidati da un documento o da una richiesta dell’amministrazione.


Quando si usa il modello F24


Il modello F24 va usato quando il pagamento rientra tra quelli gestiti con questo sistema o quando le istruzioni dell’ente lo richiedono.


Esempi comuni:


  • saldo e acconto IRPEF dalla dichiarazione dei redditi;

  • IVA mensile, trimestrale o annuale;

  • ritenute su lavoro dipendente, autonomo o altri redditi;

  • contributi previdenziali;

  • IMU;

  • addizionali regionali e comunali;

  • imposte sostitutive;

  • ravvedimento operoso per tributi gestiti con F24.


Chi ha partita IVA deve prestare particolare attenzione alle regole di presentazione telematica. In molti casi il pagamento deve passare dai servizi online dell’Agenzia delle Entrate o da canali bancari abilitati. Anche per i contribuenti senza partita IVA, l’uso dei canali telematici è frequente, soprattutto quando entra in gioco una compensazione.


Per compilare correttamente l’F24 servono alcuni dati essenziali:


  • codice tributo, che identifica il tipo di pagamento;

  • anno di riferimento;

  • importo a debito o a credito;

  • sezione corretta del modello;

  • eventuale codice ente o codice Comune;

  • dati anagrafici e codice fiscale del contribuente.


Un errore nel codice tributo può far risultare pagato un tributo diverso da quello dovuto. Un errore nell’anno può creare un debito apparente per l’anno corretto e un credito o versamento anomalo per quello sbagliato.


Quando si usa il modello F23


Il modello F23 si usa quando il pagamento non passa dall’F24 e le istruzioni indicano ancora questo modulo. Spesso il contribuente non deve “decidere” da solo: il modello o i dati di pagamento vengono richiamati in un atto, in un avviso o nelle indicazioni dell’ufficio competente.


Nel modello F23 hanno un ruolo centrale:


  • il codice dell’ufficio o dell’ente;

  • la causale del versamento;

  • il codice tributo;

  • gli estremi dell’atto o del documento;

  • i dati di chi effettua il pagamento;

  • l’importo.


Questi campi servono a collegare il versamento a una pratica specifica. Per questo l’F23 è più delicato quando riguarda atti amministrativi o giudiziari. Se si sbaglia l’ufficio o la causale, il pagamento può non essere associato in modo corretto alla posizione del contribuente.


Come capire quale modello usare


Il modo più sicuro per scegliere tra F24 e F23 è partire dalla fonte del pagamento.


Se il pagamento nasce dalla dichiarazione dei redditi, da contributi, IVA, ritenute, IMU o ravvedimento, nella maggior parte dei casi si userà l’F24. Se invece nasce da un atto specifico, da una sanzione particolare o da una richiesta di un ufficio, bisogna leggere le istruzioni.


Prima di pagare, conviene controllare:


  1. Il documento ricevuto


    Avvisi, atti e comunicazioni indicano spesso il modello da usare e i codici da riportare.


  2. Il codice tributo


    Alcuni codici sono propri dell’F24, altri dell’F23. Non sono intercambiabili.


  3. La presenza di compensazioni


    Se si vuole usare un credito fiscale, il modello corretto è l’F24, quando la compensazione è ammessa.


  4. Gli estremi dell’atto


    Se il versamento deve essere collegato a un atto preciso, può essere richiesto l’F23 oppure un F24 con elementi identificativi.


  5. Le istruzioni dell’ente


    Agenzia delle Entrate, Comune, ufficio giudiziario o altro ente possono indicare modalità specifiche.


Errori da evitare nella compilazione


Gli errori più frequenti non riguardano l’importo, ma i dati che permettono di attribuire il pagamento.


Nel modello F24 bisogna fare attenzione a:


  • sezione sbagliata;

  • codice tributo errato;

  • anno di riferimento non corretto;

  • codice Comune errato per i tributi locali;

  • uso improprio di crediti in compensazione.


Nel modello F23 i rischi principali sono:


  • causale sbagliata;

  • codice ufficio non corretto;

  • mancata indicazione degli estremi dell’atto;

  • codice tributo non coerente con il pagamento;

  • dati del contribuente incompleti.


Se ci si accorge dell’errore dopo il pagamento, non sempre serve ripagare. In alcuni casi si può chiedere la correzione o il riversamento corretto all’ente competente. La procedura cambia in base al tributo e all’amministrazione coinvolta.


La differenza da ricordare


I modelli F24 e F23 non sono due alternative libere per pagare la stessa cosa. L’F24 è il modello ordinario per la maggior parte dei versamenti fiscali, previdenziali e locali. L’F23 è rimasto per pagamenti più specifici, spesso collegati ad atti o richieste particolari.


Quando il pagamento deriva da dichiarazioni, imposte periodiche, contributi o tributi locali, la strada di solito porta all’F24. Quando invece c’è un atto con codici, ufficio e causale già indicati, bisogna seguire quelle istruzioni, anche se prevedono l’F23.


La scelta corretta parte sempre dal documento che genera il pagamento. Leggere modello richiesto, codice tributo, anno, causale ed eventuali estremi dell’atto evita correzioni successive e rende il versamento più sicuro.


 
 
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