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Pensioni e prestazioni INPS dal 15 ottobre 2026 richiesta applicazione aliquota IRPEF elevata

16 ore fa
Tempo di lettura: 6 min

Dal 15 ottobre 2026 i titolari di pensioni e prestazioni INPS potranno chiedere l’applicazione di un’aliquota IRPEF più elevata sulle somme erogate dall’Istituto. La misura interessa chi vuole aumentare le trattenute fiscali alla fonte, di solito per ridurre il rischio di conguagli pesanti nella dichiarazione dei redditi.


Non si tratta di una nuova imposta. È una scelta del contribuente: INPS, come sostituto d’imposta, trattiene l’IRPEF sulle prestazioni imponibili. Chi prevede di avere un reddito complessivo più alto rispetto a quello calcolato dall’Istituto può chiedere che la trattenuta mensile sia più alta.


La notizia riguarda soprattutto pensionati e percettori di prestazioni imponibili che hanno anche altri redditi, per esempio redditi da lavoro, canoni di locazione o più trattamenti previdenziali. Per queste persone, l’aliquota ordinaria applicata sulla singola prestazione potrebbe non riflettere il carico fiscale finale.


Questo articolo ha finalità informative e non sostituisce il parere di un consulente fiscale, di un CAF o di un patronato.


Che cosa significa chiedere un’aliquota IRPEF elevata


L’IRPEF è un’imposta progressiva. Questo vuol dire che cresce al crescere del reddito complessivo. Il sostituto d’imposta, in questo caso l’INPS, calcola le trattenute sulla base delle informazioni di cui dispone.


Il punto critico è semplice: INPS conosce le prestazioni che paga, ma non sempre conosce in tempo reale tutti gli altri redditi del contribuente. Se una persona riceve una pensione e, nello stesso anno, percepisce anche altri redditi imponibili, la tassazione effettiva può risultare più alta di quella applicata mese per mese dall’Istituto.


La richiesta di aliquota più elevata serve proprio a correggere in anticipo questo disallineamento. In pratica, il pensionato o il beneficiario della prestazione chiede a INPS di trattenere più IRPEF su ogni pagamento.


L’effetto si vede nel netto mensile, che diminuisce. In cambio, può diminuire anche il debito fiscale al momento del conguaglio o della dichiarazione dei redditi.


Chi può essere interessato dalla richiesta


La possibilità riguarda i titolari di pensioni e prestazioni INPS assoggettate a IRPEF. Non tutte le somme erogate dall’Istituto hanno lo stesso trattamento fiscale, perché alcune prestazioni possono essere esenti o soggette a regole particolari.


La richiesta può essere utile, in particolare, per chi si trova in una di queste situazioni:


  • percepisce una pensione INPS e ha anche un reddito da lavoro;

  • riceve più trattamenti pensionistici o previdenziali;

  • ha redditi da fabbricati o da locazione;

  • prevede un aumento del reddito annuo;

  • ha avuto negli anni precedenti un conguaglio a debito;

  • vuole evitare che la dichiarazione dei redditi produca un saldo troppo elevato.


Un esempio aiuta a capire. Una persona riceve una pensione mensile e, nello stesso anno, incassa canoni di locazione imponibili. Se le trattenute INPS sono calcolate solo sulla pensione, il reddito complessivo finale può portare a un’imposta più alta. La richiesta di una trattenuta maggiore può rendere il pagamento dell’IRPEF più graduale.


Diverso è il caso di chi ha solo la pensione INPS, senza altri redditi e senza particolari variazioni. In questa situazione la richiesta potrebbe non essere necessaria, salvo esigenze personali di gestione fiscale.


Da quando si può presentare la richiesta


Il riferimento temporale centrale è il 15 ottobre 2026. Da quella data diventa possibile trasmettere la richiesta di applicazione dell’aliquota IRPEF elevata secondo le modalità previste dall’INPS.


La data è rilevante perché permette ai contribuenti di intervenire prima dell’applicazione delle ritenute relative al periodo successivo, nei limiti dei tempi tecnici di lavorazione. Le trattenute fiscali sulle pensioni seguono infatti calendari amministrativi e procedure di elaborazione mensile.


Chi intende presentare la domanda dovrebbe agire con anticipo. Una richiesta inviata a ridosso delle elaborazioni di pagamento potrebbe produrre effetti dal primo mese utile, non necessariamente dal mese immediatamente successivo.


Per evitare errori, conviene controllare sempre:


  • la scheda del servizio sul portale INPS;

  • eventuali messaggi o istruzioni operative pubblicate dall’Istituto;

  • la propria area personale;

  • il cedolino della pensione o della prestazione dopo l’invio della richiesta.


Come prepararsi prima di inviare la domanda


Prima di chiedere una trattenuta più alta, serve una stima realistica del reddito complessivo. Scegliere un’aliquota superiore senza un calcolo può portare a un netto mensile troppo basso rispetto alle proprie esigenze.


I documenti utili sono di solito:


  • l’ultima Certificazione Unica disponibile;

  • la dichiarazione dei redditi dell’anno precedente;

  • i cedolini di pensione;

  • eventuali buste paga;

  • dati su affitti, compensi o altri redditi;

  • prospetti forniti da CAF, commercialista o consulente.


Il punto non è indovinare al centesimo l’imposta finale. L’obiettivo è capire se le trattenute ordinarie sono probabilmente insufficienti.


Chi ha già presentato una dichiarazione con un saldo IRPEF rilevante può partire da quel dato. Se la situazione reddituale del 2026 è simile a quella dell’anno precedente, una maggiore trattenuta mensile può aiutare a distribuire il carico fiscale durante l’anno.


Se invece il reddito extra è occasionale o incerto, la scelta richiede più prudenza.


Come funziona la richiesta tramite INPS


Le domande di questo tipo vengono normalmente gestite attraverso i servizi telematici dell’Istituto. L’accesso avviene con le credenziali personali ammesse per i servizi pubblici digitali, come SPID, CIE o CNS, secondo le regole vigenti.


In alternativa, il contribuente può farsi assistere da un patronato o da un intermediario abilitato. Questa strada è spesso preferibile quando la situazione fiscale non è lineare.


La procedura dovrebbe consentire di indicare la volontà di applicare una trattenuta IRPEF più alta rispetto a quella calcolata ordinariamente. Dopo l’invio, è bene conservare la ricevuta o la conferma della richiesta.


Il controllo successivo va fatto sul cedolino. Nel documento di pagamento devono risultare le trattenute fiscali applicate. Se l’importo netto cambia, occorre verificare che la variazione sia coerente con la richiesta presentata.


Quali effetti può avere sul cedolino


La conseguenza più immediata è la riduzione dell’importo netto pagato da INPS. Aumentando l’IRPEF trattenuta, diminuisce la somma disponibile ogni mese.


Questo non significa pagare più tasse in senso assoluto. Significa anticipare una quota maggiore di imposta attraverso la ritenuta alla fonte. Il conto definitivo resta legato al reddito complessivo, alle detrazioni spettanti, agli oneri deducibili e detraibili, alle addizionali e alle regole fiscali applicabili.


La richiesta può avere tre effetti pratici:


Effetto

Cosa comporta

Netto mensile più basso

La pensione o la prestazione viene pagata con una trattenuta IRPEF maggiore

Minore rischio di saldo a debito

La dichiarazione può chiudersi con un debito più contenuto

Maggiore controllo fiscale

Il contribuente distribuisce il carico durante l’anno


Va ricordato che l’aliquota più elevata non sostituisce la dichiarazione dei redditi quando questa è dovuta. Non elimina neppure l’obbligo di dichiarare altri redditi imponibili.


Quando conviene davvero aumentare l’aliquota


La scelta ha senso quando esiste un motivo concreto per prevedere che le ritenute ordinarie siano troppo basse.


Può convenire, per esempio, a chi continua a lavorare dopo il pensionamento. In questo caso il datore di lavoro e l’INPS possono applicare trattenute separate, ciascuno sul reddito che eroga. Il reddito complessivo, però, si somma ai fini IRPEF.


Può convenire anche a chi percepisce redditi da locazione non assoggettati a cedolare secca, oppure a chi ha più prestazioni tassabili. In presenza di più fonti, il rischio di conguaglio aumenta.


La scelta è meno adatta a chi ha redditi bassi, detrazioni elevate o una situazione stabile già gestita correttamente dalle ritenute ordinarie. In questi casi una trattenuta più alta potrebbe solo ridurre la liquidità mensile, generando poi un eventuale rimborso in dichiarazione.


Il criterio pratico è questo: la richiesta è utile se riduce un debito prevedibile, non se nasce da un generico timore di pagare troppo poco.


Gli errori da evitare


Il primo errore è confondere l’aliquota elevata con una sanatoria. Non corregge omissioni, non sostituisce dichiarazioni mancanti e non copre redditi non comunicati correttamente.


Il secondo errore è non considerare il bilancio familiare. Una pensione netta più bassa può pesare sulle spese ordinarie. Prima di inviare la richiesta, serve capire quanto margine mensile si può sostenere.


Il terzo errore è non controllare il cedolino. Dopo la domanda, il contribuente deve verificare che la variazione sia stata applicata e che non ci siano incongruenze.


Il quarto errore è basarsi solo sull’anno precedente. Se nel 2026 cambiano redditi, detrazioni, familiari a carico o spese detraibili, anche il risultato fiscale può cambiare.


Il passo giusto prima del 15 ottobre 2026


La finestra che si apre dal 15 ottobre 2026 va usata con metodo. Chi pensa di chiedere l’applicazione di un’aliquota IRPEF elevata dovrebbe raccogliere i dati reddituali, stimare l’imposta attesa e valutare l’impatto sul netto mensile.


Per molti pensionati e percettori di prestazioni INPS, questa scelta può evitare sorprese nella dichiarazione dei redditi. Per altri, può essere inutile o persino scomoda sul piano della liquidità.


La regola più prudente è semplice: prima si fanno i conti, poi si presenta la richiesta. In caso di dubbi, meglio passare da CAF, patronato o consulente fiscale, portando cedolini, Certificazione Unica e ultima dichiarazione dei redditi.


 
 
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