Certificazione Unica 2027 e familiari a carico: istruzioni INPS per la comunicazione

La Certificazione Unica 2027 porterà con sé un passaggio in più per molti contribuenti che ricevono prestazioni dall’INPS: la comunicazione dei dati sui familiari fiscalmente a carico. Non si tratta di una nuova dichiarazione dei redditi, ma di un adempimento utile a far arrivare nella CU informazioni corrette e complete, soprattutto in vista della dichiarazione precompilata.
Le istruzioni dell’INPS riguardano i contribuenti per i quali l’Istituto agisce come sostituto d’imposta. Il riferimento è alla CU che sarà rilasciata nel 2027 per i redditi del periodo d’imposta 2026.
Il punto centrale è semplice: chi ha familiari a carico deve verificare che i dati siano presenti, corretti e aggiornati. In caso contrario, dovrà comunicarli o modificarli attraverso i canali messi a disposizione dall’INPS.
La comunicazione serve a collegare correttamente i familiari fiscalmente a carico alla posizione del contribuente, anche quando non spettano specifiche detrazioni per carichi di famiglia.
Perché la comunicazione conta per la Certificazione Unica 2027
La Certificazione Unica non riporta solo i redditi pagati e le ritenute operate. Contiene anche informazioni che aiutano l’Agenzia delle Entrate a predisporre la dichiarazione dei redditi precompilata.
Tra questi dati rientrano anche quelli dei familiari fiscalmente a carico. La loro presenza nella CU può incidere sulla corretta attribuzione di oneri, spese detraibili e deducibili, oltre che sulla ricostruzione del quadro familiare nella precompilata.
La novità pratica è che l’INPS chiede ai contribuenti interessati di comunicare i dati necessari, così da poterli inserire nella CU 2027 in modo coerente.
Il tema riguarda in particolare chi percepisce:
pensioni;
indennità;
prestazioni previdenziali o assistenziali imponibili;
altre somme per le quali l’INPS opera come sostituto d’imposta.
Quando l’INPS paga somme soggette a tassazione, assume in molti casi il ruolo di sostituto d’imposta. Questo significa che applica ritenute, riconosce eventuali detrazioni se richieste e rilascia la Certificazione Unica.
Per questo motivo, se i dati sui familiari a carico non sono presenti o non sono aggiornati, la CU può risultare incompleta sotto questo profilo.
Chi deve comunicare i dati dei familiari a carico
La comunicazione interessa i contribuenti che hanno familiari fiscalmente a carico e ricevono dall’INPS redditi certificati con CU.
Non tutti devono inviare una nuova comunicazione. Chi ha già fornito i dati e non ha avuto cambiamenti nella situazione familiare dovrà in genere solo verificare che le informazioni risultino corrette. Diventa invece necessario intervenire quando:
un familiare è diventato fiscalmente a carico;
un familiare non è più a carico;
è nato un figlio o una figlia;
è cambiata la percentuale di carico;
sono variati i dati anagrafici o il codice fiscale;
è cambiata la condizione che dà diritto a una detrazione;
c’è una modifica nella composizione del nucleo familiare rilevante ai fini fiscali.
La comunicazione non riguarda soltanto chi chiede le detrazioni per familiari a carico. Può essere utile anche nei casi in cui il familiare sia fiscalmente a carico, ma non dia diritto a una specifica detrazione.
È il caso, per esempio, dei figli sotto i 21 anni per i quali opera la disciplina dell’assegno unico. Per questi figli, le detrazioni IRPEF per carichi di famiglia non spettano nello stesso modo previsto in passato, ma il dato può restare rilevante nella dichiarazione dei redditi e nella CU.
Quali familiari possono essere indicati
I familiari fiscalmente a carico sono quelli che rispettano i requisiti previsti dalla normativa fiscale. Il criterio principale è il reddito complessivo del familiare.
In via generale, un familiare è considerato fiscalmente a carico se possiede un reddito complessivo annuo non superiore a 2.840,51 euro, al lordo degli oneri deducibili.
Per i figli di età non superiore a 24 anni, il limite è più alto: 4.000 euro.
Familiare | Quando può essere a carico |
Coniuge | Se non legalmente ed effettivamente separato e con reddito entro i limiti previsti |
Figli | Se con reddito entro i limiti, con regole specifiche in base all’età |
Altri familiari | Se rientrano tra quelli ammessi dalla normativa e rispettano le condizioni richieste |
Tra gli altri familiari possono rientrare, a determinate condizioni, genitori, generi, nuore, suoceri, fratelli, sorelle e altri soggetti indicati dal Testo unico delle imposte sui redditi.
Per questi familiari, oltre al limite reddituale, possono rilevare anche altre condizioni, come la convivenza con il contribuente o la percezione di assegni alimentari non risultanti da provvedimenti dell’autorità giudiziaria.
Il dato da comunicare all’INPS deve quindi essere valutato con attenzione. Non basta il legame familiare. Serve che il familiare sia effettivamente fiscalmente a carico secondo le regole fiscali.
Quali dati servono per la comunicazione all’INPS
La comunicazione deve permettere all’INPS di identificare con precisione il familiare fiscalmente a carico.
Di norma servono:
codice fiscale del familiare;
rapporto di parentela;
periodo dell’anno in cui il familiare è stato a carico;
percentuale di carico;
eventuale condizione di disabilità, se rilevante;
eventuale ripartizione del carico tra genitori o altri soggetti.
Il codice fiscale è il dato più importante. Un codice fiscale errato può impedire il corretto collegamento tra contribuente, familiare e informazioni presenti nella dichiarazione precompilata.
Anche la percentuale di carico deve essere indicata correttamente. Nei casi più comuni, i figli possono essere a carico al 50 per cento di ciascun genitore oppure al 100 per cento di uno solo, secondo le condizioni ammesse dalla normativa.
La scelta non va fatta in modo casuale. Deve rispecchiare la situazione fiscale reale e le regole applicabili al nucleo familiare.
Come inviare la comunicazione tramite i servizi INPS
La modalità principale è quella telematica. Il contribuente può accedere ai servizi online dell’INPS con una delle credenziali ammesse:
SPID;
Carta d’identità elettronica;
Carta nazionale dei servizi.
Una volta effettuato l’accesso, la comunicazione va gestita attraverso il servizio INPS dedicato alle detrazioni fiscali o alla dichiarazione dei familiari a carico. Il nome del servizio può variare nelle aree del portale, ma il percorso riguarda la gestione delle detrazioni d’imposta e dei carichi familiari.
In alternativa, è possibile farsi assistere da:
patronati;
intermediari abilitati, se previsti;
Contact center INPS.
Il Contact center può essere raggiunto tramite i numeri ordinariamente messi a disposizione dall’Istituto, con modalità diverse per chiamate da rete fissa o mobile.
Chi non ha dimestichezza con i servizi online dovrebbe preparare prima tutti i dati necessari. Questo riduce il rischio di errori e rende più semplice l’invio della comunicazione.
Quando aggiornare la comunicazione
La comunicazione non deve essere vista come un adempimento da fare una sola volta e poi dimenticare. La situazione familiare può cambiare durante l’anno e i dati devono restare coerenti con la realtà.
Serve aggiornare le informazioni quando cambia uno degli elementi rilevanti.
Esempi comuni:
un figlio supera il limite di reddito previsto;
un figlio compie 24 anni e cambia il limite reddituale applicabile;
un familiare inizia a lavorare e non è più fiscalmente a carico;
nasce un figlio;
il coniuge diventa fiscalmente a carico;
interviene una separazione;
cambia la percentuale di carico tra i genitori.
Per la CU 2027 il riferimento è il periodo d’imposta 2026. Ciò significa che la comunicazione deve riflettere la situazione dei familiari a carico relativa a quell’anno.
Se un familiare è stato a carico solo per una parte dell’anno, il dato deve essere indicato in modo coerente con il periodo effettivo.
Cosa cambia per figli e assegno unico
Uno dei punti che può generare più dubbi riguarda i figli.
Dopo l’introduzione dell’assegno unico, le detrazioni IRPEF per figli a carico non seguono più le stesse regole per tutti. In particolare, per i figli sotto i 21 anni, l’assegno unico ha sostituito le precedenti detrazioni per figli a carico.
Questo non significa che i figli sotto i 21 anni non possano essere fiscalmente a carico. Significa che, in molti casi, non danno diritto alla detrazione IRPEF per figli secondo il vecchio schema.
Il dato resta comunque rilevante perché può incidere su altri aspetti della dichiarazione dei redditi. Per esempio, le spese sanitarie, scolastiche o universitarie sostenute per un familiare a carico possono entrare nella dichiarazione del contribuente, nei limiti e secondo le regole previste.
Per questo motivo, comunicare correttamente i dati sui figli a carico all’INPS aiuta a evitare incongruenze nella Certificazione Unica e nella dichiarazione precompilata.
Differenza tra comunicazione all’INPS, 730 e ISEE
Un errore frequente è confondere piani diversi. La comunicazione dei familiari a carico all’INPS non sostituisce altri adempimenti.
Adempimento | A cosa serve |
Comunicazione familiari a carico all’INPS | Serve al sostituto d’imposta per gestire dati fiscali e CU |
Modello 730 o Redditi | Serve a dichiarare redditi, detrazioni, deduzioni e imposte |
ISEE | Serve a valutare la situazione economica del nucleo per prestazioni agevolate |
Domanda di assegno unico | Serve a richiedere la prestazione per figli a carico secondo le regole previste |
Questi strumenti possono riguardare le stesse persone, ma hanno finalità diverse.
Un figlio indicato nella comunicazione all’INPS può comparire anche nell’ISEE o nella domanda di assegno unico, ma ogni procedura segue regole proprie. I dati devono essere coerenti, ma non si trasferiscono sempre automaticamente da una banca dati all’altra.
Cosa succede se i dati non vengono comunicati
La mancata comunicazione può creare disallineamenti. Il rischio non è necessariamente una sanzione immediata legata alla sola omissione del dato, ma una CU meno completa e una dichiarazione precompilata da correggere.
In pratica, il contribuente potrebbe trovarsi nella condizione di dover integrare o modificare i dati in sede di dichiarazione dei redditi.
Questo può riguardare:
familiari non presenti nella precompilata;
spese non correttamente associate;
detrazioni non riconosciute in modo automatico;
necessità di controlli manuali prima dell’invio del 730.
La precompilata resta modificabile, ma partire da dati corretti riduce il rischio di errori. Per chi si affida a un CAF o a un professionista, avere una CU completa aiuta anche nella fase di verifica documentale.
Controlli da fare prima dell’invio
Prima di trasmettere la comunicazione, conviene fare alcuni controlli di base.
Verificare il codice fiscale
Il codice fiscale del familiare deve essere esatto. Anche un solo carattere sbagliato può creare problemi.
Controllare il reddito del familiare
Il familiare deve rispettare i limiti fiscali previsti. Il controllo va fatto sul reddito complessivo annuo.
Indicare il periodo corretto
Se il familiare è stato a carico solo per alcuni mesi, il periodo deve riflettere la situazione reale.
Verificare la percentuale di carico
La ripartizione tra genitori o altri soggetti deve essere coerente con le regole fiscali.
Aggiornare le variazioni
Un dato corretto l’anno precedente può non esserlo più per l’anno successivo.
Conservare la documentazione
Non è necessario allegare sempre documenti nella comunicazione, ma è prudente conservare ciò che dimostra la situazione dichiarata.
Un esempio pratico
Si pensi a una pensionata che percepisce una pensione INPS e ha il coniuge fiscalmente a carico. Se il coniuge rispetta il limite di reddito previsto, il dato deve risultare correttamente nella posizione fiscale della pensionata.
Se durante il 2026 il coniuge inizia a percepire un reddito che supera il limite, la situazione cambia. La pensionata dovrà aggiornare la comunicazione, perché il familiare non sarà più fiscalmente a carico per il periodo interessato.
Un altro caso riguarda un genitore che percepisce una prestazione INPS e ha un figlio sotto i 21 anni. Anche se per quel figlio può operare l’assegno unico al posto della detrazione IRPEF, il dato del figlio fiscalmente a carico può restare rilevante ai fini della CU e della dichiarazione precompilata.
Questi esempi mostrano perché la comunicazione non va trattata come un dettaglio formale. Serve a evitare che la fotografia fiscale del contribuente risulti incompleta.
Attenzione alla responsabilità dei dati dichiarati
I dati comunicati all’INPS sono dichiarazioni rese dal contribuente. Per questo devono essere veritieri e aggiornati.
L’INPS utilizza le informazioni per applicare correttamente le regole fiscali e predisporre la Certificazione Unica. L’Agenzia delle Entrate potrà poi usare quei dati per la dichiarazione precompilata e per i controlli ordinari.
Se emergono errori, il contribuente potrebbe dover correggere la dichiarazione o restituire detrazioni non spettanti. Nei casi più delicati, è opportuno rivolgersi a un CAF, a un patronato o a un professionista.
Questo articolo ha finalità informativa e non sostituisce una consulenza fiscale personalizzata.
Cosa fare adesso
Chi riceve redditi dall’INPS e ha familiari a carico dovrebbe fare tre cose.
La prima è verificare la propria posizione nei servizi online dell’Istituto. La seconda è controllare se i dati dei familiari sono presenti e corretti. La terza è aggiornare la comunicazione ogni volta che cambia la situazione familiare o reddituale.
La Certificazione Unica 2027 e familiari a carico sarà un tema pratico soprattutto per chi vuole arrivare alla dichiarazione dei redditi con dati già coerenti. Agire per tempo riduce correzioni, dubbi e passaggi successivi.
Il messaggio di fondo delle istruzioni INPS è chiaro: la CU non dipende solo dai redditi pagati dall’Istituto, ma anche dalle informazioni che il contribuente comunica. Per questo, i dati sui familiari a carico meritano un controllo accurato prima che confluiscano nella certificazione.














