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Licenziamento per giusta causa e NASpI: come funziona la disoccupazione

5 ore fa
Tempo di lettura: 10 min

Perdere il lavoro dopo un licenziamento disciplinare può creare un dubbio immediato: “Ho fatto qualcosa che l’azienda considera grave, quindi perderò anche la disoccupazione?”. La risposta, nella maggior parte dei casi, è più favorevole di quanto si pensi: il licenziamento per giusta causa non esclude automaticamente la NASpI.


La NASpI nasce per sostenere chi perde il lavoro in modo non volontario. Anche se il licenziamento dipende da una contestazione disciplinare, resta pur sempre una decisione del datore di lavoro. Per questo, se ci sono i requisiti contributivi e amministrativi, si può presentare domanda all’INPS.


Questo articolo ha finalità informative e non sostituisce il parere di un consulente del lavoro, di un patronato o di un legale. Nei casi concreti, soprattutto se il licenziamento è contestato, è utile farsi assistere.


Che cosa significa licenziamento per giusta causa


Il licenziamento per giusta causa è il licenziamento deciso dal datore di lavoro quando ritiene che il comportamento della persona dipendente sia così grave da non permettere la prosecuzione del rapporto, neppure in via provvisoria.


In pratica, il rapporto termina subito, senza periodo di preavviso. La giusta causa viene collegata a fatti ritenuti molto seri, come gravi violazioni degli obblighi di lavoro, assenze ingiustificate prolungate, comportamenti lesivi del rapporto fiduciario o altri episodi disciplinari importanti.


Non ogni errore sul lavoro giustifica un licenziamento per giusta causa. La valutazione dipende da molti elementi:


  • gravità del fatto

  • ruolo della persona dipendente

  • eventuali precedenti disciplinari

  • danno provocato o possibile

  • proporzione tra condotta e sanzione

  • regole previste dal contratto collettivo applicato


Il datore di lavoro deve anche rispettare la procedura disciplinare. Di norma, deve contestare il fatto per iscritto, dare alla persona la possibilità di difendersi e attendere i tempi previsti prima di applicare la sanzione.


Se questi passaggi mancano o se il licenziamento è sproporzionato, il provvedimento può essere impugnato.


La NASpI spetta anche dopo un licenziamento disciplinare


Il punto centrale è questo: la NASpI può spettare anche in caso di licenziamento per giusta causa.


La ragione è semplice. La NASpI richiede, tra le altre cose, che la disoccupazione sia involontaria. Nel licenziamento, anche disciplinare, la cessazione del rapporto non nasce da una scelta libera della persona lavoratrice. È il datore di lavoro che interrompe il rapporto.


Questo vale anche quando la lettera di licenziamento contiene accuse gravi. L’INPS non nega la NASpI solo perché il licenziamento è definito “per giusta causa”.


La formula licenziamento per giusta causa e NASpI crea spesso confusione perché si mescolano due piani diversi:


Piano del rapporto di lavoro

Piano previdenziale

Riguarda la legittimità del licenziamento, la procedura seguita, il diritto al preavviso o a eventuali risarcimenti.

Riguarda il diritto alla NASpI se la persona ha perso involontariamente il lavoro e possiede i requisiti richiesti.


Una persona può quindi chiedere la NASpI anche se sta impugnando il licenziamento. Le due cose non si escludono. Anzi, spesso procedono in parallelo.


I requisiti per ottenere la NASpI


Per ricevere la NASpI non basta essere stati licenziati. Servono alcuni requisiti previsti dalla normativa.


Serve lo stato di disoccupazione


La persona deve trovarsi in stato di disoccupazione. Questo significa non avere un lavoro oppure avere un’attività con redditi entro i limiti previsti dalla legge per conservare lo stato di disoccupazione.


Con la domanda NASpI, di solito viene resa anche la dichiarazione di immediata disponibilità al lavoro, detta DID. Dopo la richiesta, il centro per l’impiego può convocare la persona per il patto di servizio personalizzato.


Ignorare le convocazioni o non rispettare gli obblighi legati alle politiche attive può creare problemi sulla prestazione. Per questo conviene controllare comunicazioni e appuntamenti.


Servono contributi sufficienti


È richiesto un requisito contributivo. In via generale, occorrono almeno 13 settimane di contribuzione contro la disoccupazione nei 4 anni precedenti l’inizio del periodo di disoccupazione.


Rientrano, ad esempio, i contributi da lavoro dipendente per cui è dovuta la contribuzione NASpI. Alcuni periodi possono essere considerati utili, altri no. La verifica precisa va fatta sul proprio estratto contributivo.


Dal 2022 non è più richiesto, per gli eventi di disoccupazione interessati dalla disciplina attuale, il vecchio requisito delle 30 giornate di lavoro effettivo nei 12 mesi precedenti. Questo ha reso l’accesso più semplice per molte persone con rapporti discontinui.


Il rapporto deve rientrare tra quelli coperti


La NASpI riguarda in generale i lavoratori subordinati, compresi apprendisti, soci lavoratori di cooperativa con rapporto subordinato e altre categorie assimilate previste dalla legge.


Restano fuori alcune categorie particolari, che hanno regole diverse o gestioni proprie. Per esempio, non tutti i rapporti di lavoro danno accesso alla NASpI nello stesso modo.


In caso di dubbi, il modo più sicuro è verificare il proprio inquadramento con un patronato, un consulente del lavoro o direttamente tramite i servizi INPS.


Quando presentare la domanda all’INPS


La domanda di NASpI va presentata entro un termine preciso. In generale, il termine è di 68 giorni dalla cessazione del rapporto di lavoro.


Se si supera questo limite, si perde il diritto alla prestazione per quell’evento di disoccupazione.


La domanda può essere presentata:


  • tramite il portale INPS, con SPID, CIE o CNS

  • tramite patronato

  • tramite contact center INPS, se il servizio è disponibile per il caso specifico


Conviene non aspettare gli ultimi giorni. Se ci sono errori nei dati, documenti mancanti o problemi di accesso, resta più tempo per correggere.


La decorrenza può cambiare in caso di giusta causa


Per molti licenziamenti, la NASpI decorre dall’ottavo giorno successivo alla cessazione, se la domanda viene presentata entro i primi 8 giorni. Se la domanda viene presentata più tardi, decorre di norma dal giorno successivo alla presentazione.


Nel licenziamento per giusta causa esiste però una particolarità importante: la decorrenza può essere spostata più avanti, in genere al trentottesimo giorno successivo al licenziamento, se la domanda viene presentata entro i termini previsti.


Questo non significa che la NASpI non spetti. Significa che il pagamento parte dopo, secondo le regole applicate dall’INPS.


Per evitare errori, nella domanda è bene indicare correttamente la tipologia di cessazione e controllare la comunicazione di accoglimento, dove l’INPS riporta data di decorrenza, importo e durata.


Quanto dura la NASpI dopo il licenziamento


La durata della NASpI dipende dalla storia contributiva recente.


La regola generale prevede che la prestazione duri per un numero di settimane pari alla metà delle settimane di contribuzione maturate negli ultimi 4 anni. Non si contano i periodi contributivi che hanno già dato luogo a prestazioni di disoccupazione precedenti.


Il limite massimo è di 24 mesi.


Esempio semplice:


  • se negli ultimi 4 anni risultano 80 settimane utili, la NASpI può durare fino a 40 settimane

  • se risultano 160 settimane utili, la durata può arrivare fino a 80 settimane

  • se la metà dei contributi supera il massimo previsto, resta comunque il limite di 24 mesi


La durata effettiva può ridursi in caso di nuova occupazione, perdita dei requisiti, mancato rispetto degli obblighi o altre cause di decadenza.


Come viene calcolato l’importo


L’importo della NASpI si basa sulla retribuzione imponibile ai fini previdenziali degli ultimi anni, entro i criteri stabiliti dalla legge e aggiornati periodicamente dall’INPS.


Il calcolo segue una logica generale:


  1. si considera la retribuzione imponibile degli ultimi 4 anni

  2. si divide per le settimane di contribuzione

  3. si ricava una retribuzione media mensile

  4. si applicano percentuali e massimali previsti dalla normativa


Se la retribuzione media è entro una certa soglia INPS, la NASpI corrisponde a una percentuale di quella retribuzione. Se la retribuzione supera la soglia, si aggiunge una quota calcolata sulla parte eccedente, sempre entro un massimale.


Soglie e massimali cambiano nel tempo, quindi è meglio non basarsi su importi letti in vecchi articoli o su esempi non aggiornati. La comunicazione INPS di accoglimento resta il documento più affidabile per conoscere l’importo riconosciuto.


La riduzione mensile


La NASpI non mantiene sempre lo stesso importo fino alla fine.


Dopo i primi mesi, l’indennità si riduce progressivamente. La riduzione ordinaria è pari al 3% al mese a partire dal momento previsto dalla normativa. Per molte persone decorre dal sesto mese di fruizione. Per chi ha almeno 55 anni, la riduzione può iniziare più avanti, secondo le regole vigenti.


Anche questo elemento compare nei prospetti INPS e può spiegare perché l’importo diminuisce nel tempo.


Che cosa cambia rispetto al preavviso


Il licenziamento per giusta causa, di solito, avviene senza preavviso. Questo aspetto riguarda il rapporto tra lavoratore e datore di lavoro.


Se la giusta causa è legittima, il datore non deve pagare l’indennità sostitutiva del preavviso. Se invece il licenziamento viene dichiarato illegittimo, possono nascere diritti economici diversi, compresi risarcimenti o altre somme, a seconda del regime applicabile.


La NASpI segue un binario separato. La mancanza del preavviso non blocca automaticamente l’indennità di disoccupazione. Può incidere, semmai, sulla decorrenza applicata dall’INPS nei casi di licenziamento per giusta causa.


Questo è uno dei punti più delicati. Molte persone leggono “giusta causa” e pensano di essere escluse da ogni tutela. Non è così. La perdita del preavviso e il diritto alla disoccupazione sono due questioni diverse.


Si può chiedere la NASpI anche se si impugna il licenziamento


Sì. Chi ritiene ingiusto il licenziamento può presentare domanda di NASpI e, allo stesso tempo, impugnare il licenziamento.


L’impugnazione deve rispettare termini precisi. In generale, il licenziamento va contestato entro 60 giorni dalla ricezione della comunicazione scritta. Dopo l’impugnazione stragiudiziale, serve poi rispettare gli ulteriori termini per depositare il ricorso o avviare il tentativo di conciliazione o arbitrato, secondo la disciplina applicabile.


La domanda NASpI non equivale ad accettare il licenziamento come legittimo. Serve a ottenere un sostegno economico mentre si è senza lavoro.


Se poi una causa o un accordo modificano gli effetti della cessazione, possono esserci conseguenze anche sulla prestazione. Per esempio, se viene riconosciuta la ricostituzione del rapporto o vengono pagate retribuzioni per periodi già coperti da NASpI, l’INPS potrebbe richiedere verifiche o recuperi.


Per questo, quando si firma un accordo con l’azienda dopo un licenziamento disciplinare, è bene controllare con attenzione le parole usate. Una conciliazione scritta male può creare dubbi sulla natura della cessazione.


Che cosa fare subito dopo aver ricevuto la lettera


Dopo un licenziamento per giusta causa, conviene muoversi con ordine. I primi giorni sono importanti sia per la NASpI sia per l’eventuale contestazione del provvedimento.


Ecco una sequenza pratica.


Conservare tutta la documentazione


Bisogna tenere copia di:


  • lettera di contestazione disciplinare

  • eventuale risposta difensiva inviata al datore

  • convocazioni o verbali di audizione

  • lettera di licenziamento

  • buste paga

  • contratto di lavoro

  • comunicazioni aziendali rilevanti

  • eventuali certificati medici o giustificativi


Questi documenti servono sia per valutare la legittimità del licenziamento sia per compilare correttamente la domanda NASpI.


Verificare la data di cessazione


La data indicata nella lettera o nelle comunicazioni obbligatorie è essenziale. Da quella data si calcolano i termini per la NASpI e, spesso, anche quelli per impugnare il licenziamento.


Se ci sono dubbi sulla data effettiva, è meglio chiarirli subito.


Presentare la domanda NASpI


La domanda va inviata all’INPS entro 68 giorni. Meglio presentarla presto, senza attendere l’esito di eventuali contestazioni.


Chi non ha dimestichezza con il portale INPS può rivolgersi a un patronato. Il patronato può aiutare a controllare i dati contributivi, indicare la causale di cessazione e trasmettere la richiesta.


Valutare l’impugnazione


Se il licenziamento sembra sproporzionato, tardivo, non provato o viziato nella procedura, è opportuno parlare rapidamente con un legale o con un sindacato.


I termini per impugnare sono brevi. Aspettare troppo può far perdere la possibilità di contestare il licenziamento, anche quando ci sarebbero buone ragioni.


Attenzione a dimissioni e risoluzione consensuale


Il licenziamento per giusta causa va distinto da altre forme di cessazione.


Le dimissioni volontarie, di regola, non danno diritto alla NASpI, perché la perdita del lavoro dipende da una scelta della persona lavoratrice. Esistono eccezioni, come le dimissioni per giusta causa, che possono dare accesso alla prestazione se fondate su fatti gravi imputabili al datore di lavoro.


Anche la risoluzione consensuale di solito non dà diritto alla NASpI, salvo casi specifici previsti dalla legge, per esempio alcune procedure protette o accordi raggiunti in sedi particolari.


Per questo bisogna fare molta attenzione prima di firmare documenti proposti dall’azienda. Un testo che trasforma un licenziamento in una risoluzione consensuale può avere effetti importanti sulla disoccupazione.


Prima di firmare, è prudente chiedere una verifica. Anche una singola frase può cambiare la lettura dell’accordo.


Nuovo lavoro durante la NASpI


Trovare un nuovo lavoro mentre si percepisce la NASpI non è vietato, ma bisogna rispettare gli obblighi di comunicazione.


In caso di nuova attività lavorativa, spesso occorre inviare all’INPS il modello o la comunicazione prevista, indicando il reddito presunto e le caratteristiche del rapporto. A seconda della durata, del reddito e del tipo di lavoro, la NASpI può:


  • continuare in misura ridotta

  • essere sospesa

  • decadere

  • essere ricalcolata secondo le regole applicabili


Le regole cambiano se si tratta di lavoro subordinato, autonomo, parasubordinato o attività d’impresa. Cambiano anche in base al reddito previsto.


Non comunicare correttamente una nuova attività può portare a recuperi di somme e sanzioni. È meglio informare l’INPS subito e conservare prova della comunicazione.


Anticipo NASpI per avviare un’attività


Chi percepisce la NASpI può chiedere, in alcune situazioni, la liquidazione anticipata in un’unica soluzione per avviare un’attività autonoma, un’impresa individuale o per associarsi in cooperativa.


Questa possibilità non è automatica. Va richiesta nei termini e con le modalità previste dall’INPS. Se poi la persona torna a lavorare come dipendente prima della fine del periodo teorico coperto dalla NASpI anticipata, possono sorgere obblighi di restituzione, salvo specifiche eccezioni.


L’anticipo può essere utile per chi ha un progetto concreto, ma va valutato con prudenza. Una volta ricevuta la somma, non si segue più il normale pagamento mensile.


Errori comuni da evitare


Dopo un licenziamento disciplinare, lo stress può portare a decisioni affrettate. Alcuni errori sono molto frequenti.


Pensare che la giusta causa blocchi sempre la NASpI


Non è così. Il licenziamento disciplinare non esclude da solo il diritto alla disoccupazione.


Aspettare troppo per fare domanda


Il termine dei 68 giorni è decisivo. Se si lascia passare, si rischia di perdere la prestazione.


Confondere NASpI e causa di lavoro


La NASpI riguarda il sostegno al reddito. La causa o l’impugnazione riguardano la legittimità del licenziamento. Sono piani collegati, ma distinti.


Firmare accordi senza controllo


Un accordo di conciliazione può incidere su soldi, rinunce, causale di cessazione e rapporti con l’INPS. Va letto con attenzione.


Non comunicare un nuovo lavoro


Anche un lavoro breve o con reddito ridotto può dover essere comunicato. Il silenzio può creare debiti verso l’INPS.


La cosa più importante da ricordare


Il licenziamento per giusta causa è una vicenda seria, ma non cancella automaticamente il diritto alla NASpI. Se la perdita del lavoro è involontaria e ci sono i requisiti contributivi, la domanda può essere presentata.


La scelta migliore è agire su due fronti:


  • chiedere la NASpI entro i termini

  • verificare se il licenziamento può essere contestato


Muoversi presto permette di proteggere sia il reddito nell’immediato sia gli eventuali diritti verso il datore di lavoro. In una situazione già difficile, conoscere le regole evita di rinunciare a tutele che possono spettare.


 
 
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